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Natale e dintorni

Fra i sapori antichi e casalinghi

La cucina abruzzese è un insieme di gusti diversi, articolato intorno ad alcuni piatti che ne costituiscono i capisaldi unificanti. Ancor oggi, la sua varietà rispecchia le sue matrici: da un lato la molteplicità di usi, provenienti da tradizioni ininterrotte; dall'altro la varietà e genuinità delle materie prime. Dalle montagne e dai laghi, dalle colline e dalla costa, i prodotti di un territorio particolarmente integro arrivano direttamente sulla tavola degli Abruzzesi. Potremmo definirla una cucina "trasparente" quella delle nostre zone. Già, perché in ogni sua ricetta c'è memoria di nonne, madri e zie che, almeno una volta nella vita, ci hanno fatto assaporare questo o quel piatto dal sapore unico e speciale. Come si sa, ogni centro, anche il più piccolo, possiede e custodisce tanti piccoli segreti, tante ricette che, pur nel filone generale, hanno qualcosa di particolare che le differenzia dalle altre consimili. Ed è così anche a Pratola.
Iniziamo con i ceci ripieni, vale a dire il ripieno di ceci, dalla componente fondamentale di essi, con l'aggiunta di cioccolato, mandorle, noci tostate e aromi a piacere.

Ceci ripieni - image

Ceci ripieni - image
 
Legate ai cibi tipici, anche se limitatamente alla vigilIa di Natale, poi, sono le cosidette "Sette minestre", un pasto comprendente sette portate a base di legumi, spaghetti con sugo di pesce, baccalà con aglio, olio e peperoncino, verdure varie e "scrippelle" al posto del pane. Il pratolano Antonio De Nino ha documentato questa usanza anche in riferimento ad altre località abruzzesi.
 

Per le feste di Capodanno vi sono altre usanze

L'ultimo dell'anno, S. Silvestro, in ogni casa contadina, modesta o più ricca che fosse, si procedeva alla cottura di un calderone di granone per onorare S. Silvestro. I poveri del paese giravano con un secchio per la raccolta del granone cotto bussando di porta in porta e pronunciando la rituale frase: "Per S. Silvestro con il libro in petto". Le massaie davano uno o più mestoli di granone cotto ricevendo le benedizioni e i ringraziamenti dai poveri. La mattina dopo, il Capodanno, ognuno notava la prima persona che incontrava uscendo di casa e il primo animale. Erano questi i segni indicativi della bontà o meno dell'anno che iniziava. In alcune case i genitori sollecitavano i figliuoli a levarsi presto dal letto, a fare accuratamente la pulizia della casa e dei locali annessi; altri facevano raccogliere pesanti macigni e li facevano portare negli scantinati facendo pronunciare loro la promessa di riportare, entro l'anno, col primo lavoro, un peso d'oro dello stesso valore. La giornata si concludeva poi con un lauto pranzo dopo aver ascoltato la S. Messa ed aver recitato le preghiere giornaliere. Il giorno successivo si tornava al lavoro usato con più lena e speranze in attesa della prima Pasqua, l'Epifania, che doveva portare doni ai bambini buoni e cenere e carbone ai bambini cattivi. Con l'Epifania si chiudeva il ciclo delle feste natalizie e si pensava al S. Antonio Abate, protettore degli animali.

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