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Natale e dintorni

Racconto di Natale 

di Sergio Santilli

Mario era un ragazzo tranquillo, come ce ne sono tanti , sportivo , grande appassionato di moto. 

Questa sua passione, a volte lo faceva sembrare alquanto scapestrato e poco avveduto, niente di più.

Vestiva come capitava, Mario, non era ricercato e vanesio. 

Negli studi si applicava e rendeva abbastanza in profitto.

I genitori, avevano accondiscevo ad acquistargli una nuova moto, qualora avvesse superato la licenza liceale; di quelle tutte cromate e di buona marca . 

Non certo per un patto intercorso a mo' di ricatto, tipo se sarai promosso  ti ......ma come premio a quella sua sviscerata passione, ben conoscendo i genitori, la serietà ed i pregi del proprio figlio.

E così, Mario, dopo aver superato la licenza liceale con ottimi voti, ebbe il suo più sorprendente dei regali, una moto Honda, fiammante. 

Erano giorni di vacanza , l'estate stagione di luce e di spazi infiniti, invitava a lunghe scarrozzate, in tutta libertà, dopo i gravosi impegni scolastici. 

Quanta attenzione dedicava Mario alla sua moto !!! 

Appena rientrava nel garage, dedicava una cura capillare alla sua pulizia, tanto che quella tornava a brillare come nuova.

Il destino però sa aspettare , fissa inesorabile il suo appuntamento a data ed ora prestabilita. Mario quel giorno, uscì di buon mattino e si diresse verso la statale.

Erano i giorni che precedevano il Ferragosto ed il traffico era intenso. 

Circolavano anche i TIR , incutendo timore al loro passaggio , causa lo spostamento d'aria che quei bisonti producevano al loro transitare.

L'impatto con una ruota posteriore di un TIR, fu fatale a Mario. 

Con la sua moto ruzzolò a terra, esanime, senza vita.

L'ambulanza lo raccolse immobile, il casco lontano, la moto un rottame. 

La notizia si diffuse con la velocità del fulmine, i genitori affranti raggiunsero l'ospedale. 

Gli fu comunicato che Mario era in coma presso il reparto di rianimazione.

I giorni passavano, parenti ed amici si alternavano al suo capezzale. I medici non si pronunciavano e dai loro volti  traspariva un cupo pessimismo : "e' in coma profondo ", ripetevano a chi gli chiedeva notizie.  

Settembre, ottobre, novembre, Mario non dava segni di vita, sempre lì, immobile come corpo morto; non un alito animava le sue membra.

A dicembre, anche negli ospedali si respira aria di Natale. 

Le suore coadiuvate dagli infermieri più volenterosi, addobbano i reparti , fanno il presepe e l'albero di Natale. 

L'avvento del Bambinello si palpa  ancor più in quei luoghi di sofferenza e dolore e la speranza torna a farsi viva , ad abitare negli animi maggiormente afflitti dalla disperazione.

I genitori di Mario, si chiusero in religioso silenzio e pregavano intensamente, con lo sguardo rivolto al cielo.

Fuori nevicava, la neve scendeva sempre più fitta con l'approssimarsi del Natale. 

Da dietro i vetri delle finestre vedevi tutta una coltre bianca e la sera di lontano, forse dal campanile della chiesa , una croce luminosa che sembrava sospesa nel vuoto . 

Fu durante la notte di Natale , nel silenzio del reparto di rianimazione, che la mamma di Mario, come in una visione , vide quella croce che si avvicinava e mentre si avvicinava diventava sempre più piccola, sino ad assumere le sembianze di un raggio di luce , che dopo avere attraversato i vetri , andò ad adagiarsi lentamente sulla fronte di Mario.

Subito dopo , scomparve.  

La mamma restò immobile, quasi paralizzata, non riusciva nè a muoversi nè a parlare, mentre il corpo inerme di Mario cominciò ad animarsi, come rinvigorito da un fluido vitale. 

Mario muoveva le mani ed i piedi ed aprì gli occhi. 

Appena giorno i medici , dopo la visita del mattino, convocarono i genitori di Mario.

"Oggi è Natale" dissero, "la più bella festa dell'anno e noi abbiamo per voi la più bella delle notizie. Vostro figlio è uscito dal coma , la sua completa guarigione è solo questione di tempo. 

La prognosi può considerarsi sciolta".

Fuori la neve scendeva fitta e lenta e le campane suonavano a festa.

 

SERGIO SANTILLI

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