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Natale e dintorni

Pratola nei miei ricordi

I fuochi di Santa Lucia

di Sergio Santilli

Per noi ragazzi era un avvenimento, un giorno tanto atteso.

"Santa Lucia", il giorno più corto che ci sia. "Che Santa Lucia ti protegga la vista"; 

"Santa Lucia di Prezza": dicevano i nostri nonni.

Lucia, fanciulla di Siracusa, al momento di sposarsi, decise di rinunciare al matrimonio e di consacrarsi alla vita religiosa. Il fidanzato, per vendetta la denunciò all'arconte Pascasio, che decise di relegarla in una casa di tolleranza, per disonorare il suo corpo consacrato a Dio. Ma nessuno riuscì a trascinarla a destinazione nemmeno soldati, maghi, persino una coppia di buoi si sforzò invano. Allora Pascasio ordinò che fosse bruciata sul rogo. Mentre il fuoco ardeva Lucia disse: "Pregherò il Signore che questo fuoco non mi molesti, io che ho fede nella croce di Cristo, farò vedere ai credenti la virtù del martirio ed ai non credenti toglierò l'accecamento della loro superbia".

Da queste parole sembra che abbia avuto origine il patronato sulla vista spirituale che poi si è esteso alla vista in genere. Sopravvisuta al rogo, Lucia fu fatta decapitare.

Morì il 13 dicembre del 304, giorno che coincideva, secondo il calendario giuliano, con il solstizio d'inverno, solstizio, portato al 21 dicembre con il calendario gregoriano.

Le sue spoglie, dopo tanto peregrinare, riposano presso la chiesa dei santi Geremia e Lucia in Venezia, ove è venerata. Siracusa città natale ne rivendica i resti.

I fatti accaddero sotto il domino dell' imperatore Diocleziano, spietato persecutore dei cristiani. 

Un pò di storia non guasta, aiuta a capire perchè si usava accendere i fuochi: sia per rievocare il martirio della Santa, sia perchè da questa coincidenza nasce la tradizione che santa Lucia sia portatrice di nuova luce. 

Ebbene, noi ragazzi di allora non tanto eravamo al corrente della tradizione, però facevamo il possibile per fare dei grossi falò. Era una sfida tra rioni a chi accendeva la catasta più alta e più duratura, perciò dovevamo metterci alla ricerca di legna e paglia da ardere. La cernita cominciava diversi giorni prima. Alcune squadre si occupavano di cercare in una direzione, altre in un'altra. Quante liti con i contadini, quante fughe per l'avvicinarsi della guardia campestre, irremovibile ed insensibile alle nostre giustificazioni.

Le sentinelle funzionavano bene però, al fischio di pericolo, via di corsa. 

Alla fine la catasta era lì alta e imponente, tutto il rione si era movimentato, anche i nostri genitori portavano legna ed altro materiale da ardere, specialmente i covoni di granturco, abbondanti nei campi a quei tempi. 

Tutto era pronto, mancava l'approvviggionamento dei botti. Iniziava la questua casa per casa, sempre nel rione di appartenenza. Poi di corsa a comperare "tazzarole e trakke" dai nostri sparatori artificieri prestigiosi.

"Attente uaio', stete attente, ne me facete passa'  l' ueie". Giuste raccomandazioni!

La sera del tredici, il grande evento.

Si accendeva il fuoco, che pian piano cominciava ad ardere possente. 

Grosse lingue di fuoco si alzavano verso il cielo, bagliori a giorno, seguiti da scintille numerose. L'immancabile contadino che aveva il pagliaio nelle vicinanze, veniva a protestare con veemenza, ma poi si calmava e restava anche lui nei pressi del fuoco.

Appena le fiamme si calmavano, cominciavano i botti. Sembrava l'artiglieria.

Botti da tutte le direzioni, noi a pie' la forma, gli altri a capo canale, a rete all'uorte, alla schiavenaroie etc. 

Ma non era finita: il giorno dopo, si attendeva l'esito dell'opinione pubblica.

Una specie di giuria popolare che mandava in giro la voce a chi aveva fatto il fuoco più alto e gli spari più forti. 

Così i fuochi di santa Lucia nei mie ricordi.

Ora pare ci sia un tentativo per rinverdire la tradizione, e qualche fuoco arde da qualche parte. Ma ahimè, è il caso di dire: non esistono più i fuochi di una volta.

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